Ansiolitici e ansia, compagni della vita moderna.

Gli ansiolitici sono i farmaci in assoluto più prescritti nel mondo occidentale, dopo i comuni anti-infiammatori. D’altronde non è difficile immaginare il motivo per cui così tante persone assumono psicofarmaci per placare i sintomi dell’ansia: viviamo costantemente pressati in ruotine scandite dall’ansia, dove tutto deve essere efficiente, veloce e produttivo. Anche se abbiamo tutto il necessario (e anche il superfluo) per vivere, l’ansia permea ogni aspetto della nostra esistenza quotidiana: ansia sociale di non essere accettati, di essere tagliati fuori da un gruppo, ansia di perdere il proprio status e il proprio ruolo. Ansia di non rientrare nei canoni di bellezza e di successo dettati dalla società consumistica, ansia di non apparire abbastanza giovani e affascinanti.

Anche nel mondo del lavoro l’ansia domina le maggior parte delle nostre giornate: ansia del rispetto delle tabelle di marcia che ci imponiamo, ma che non prendono in considerazione i ritmi naturali degli esseri umani e delle stagionalità, ansia da prestazione sul luogo di lavoro, nel quale ci viene chiesto ogni giorno di destreggiarci tra competizione, invidie e nel quale mostrare un momento di debolezza e dire un No potrebbe essere “fatale”.

Se nell’uomo primitivo l’ansia si manifestava come una reazione sana e fisiologica del sistema nervoso finalizzato a garantire la sopravvivenza dell’individuo, dandogli la forza necessaria per superare situazioni di pericolo, l’ansia moderna assume connotati negativi perchè si protrae anche dopo l’evento ansiogeno, oppure esplode indipendemente dagli eventi.
Questa relazione malsana tra noi e l’ansia crea una sorta di black out nel nostro organismo e va a compromettere la nostra stessa energia vitale e creativa che, costantemente messa sotto stress e repressa, non riesce a circolare correttamente e ad un tratto implode e ci fa stare male.

Ansiolitici: cosa sono e come agiscono?

Si stima che in occidente siano circa 400 milioni le persone che soffrono o hanno sofferto di disturbi d’ansia: in Italia ne sono colpite ben 16 persone su 100 a partire dai 25/30 anni in su e si manifesta maggiormente fra le donne (52% a fronte del 48% degli uomini).
Le categorie professionali più colpite sono i lavoratori dipendenti (32%), seguiti dai genitori (28%) e dai manager (24%).

I disturbi d’ansia si caratterizzano per la presenza di sintomi sia fisici che psichici: tra i sintomi fisici questi sono i più frequenti:

  • eccessivo nervosismo,
  • difficoltà di concentrazione,
  • irritabilità, tensione,
  • disturbi del sonno,
  • apprensione eccessiva nei confronti di se stessi e degli altri,
  • tachicardia,
  • senso di oppressione al petto,
  • vertigini, nausea, tremori e fobie.

Alla base di un disturbo d’ansia c’è sempre uno squilibrio della serotonina e di altri neurotrasmettitori che regolano il tono dell’umore, squilibri che possono avere anche una base genetica.

La maggior parte delle persone in prima battuta tenta di porre rimedio ai disturbi d’ansia assumendo farmaci ansiolitici che vengono prescritti direttamente dal medico di base, oppure quando ci si reca al pronto soccorso scambiando un attacco di panico con un vero e proprio attacco di cuore (i sintomi sono simili).

Come suggerisce il termine gli ansiolitici sono una classe di farmaci che abbassano i livelli d’ansia: alcuni tra questi sono utilizzati in modo specifico per indurre il sonno, e in tal caso sono indicati anche col termine di ipnoinducenti, ipnoinduttori o ipnotici. I farmaci contro l’ansia più utilizzati sono le benzodiazepine che agiscono sui recettori del neurotrasmettitore Gaba (acido gamma-aminobutirrico) un amminoacido che esplica le sue funzioni biologiche legandosi a specifici recettori: il Gaba-A, il Gaba-B e il Gaba-C.

Questi farmaci, legandosi al recettore, lo attivano e promuovono una cascata di effetti: calmante, miorilassante, ansiolitico antiepilettico e ipnotico: inducono anche il sonno, tant’è che vengono prescritti a chi soffre d’insonnia.

Le benzodiazepine più diffuse sono le seguenti: Tavor, Xanax (Alprazolam), Rivotril, Valium, Ansiolin, En, Frontal, Lexotan, Prazene, Control, Lorans. Esistono poi alcuni derivati benzodiazepinici (Dalmadorm, Felison, Halcion, Minias, Roipnol, ecc.) e altri farmaci che, pur avendo composizione diversa dalle benzodiazepine, hanno un effetto sedativo (Nottem, Stilnox, Buspar, ecc.).

Gli ansiolitici della classe delle benzodiazepine sono i farmaci in assoluto più usati al mondo, dopo i comuni anti-infiammatori: recenti studi hanno constatato che ogni anno in farmacia vengono venduti 17 milioni di confezioni di ansiolitici, delle quali il 30% è assunto da persone con un’età compresa fra i 15 e i 44 anni e da 7 donne su 10.

Gli ansiolitici vengono inoltre utilizzati da un anziano su 10 (l’8,7% degli over 65) come ha evidenziato un recente studio pubblicato sulla rivista statunitense Jama Psychiatry, un’inchiesta supportata dalla squadra di Thomas Insel, direttore del National Institute of Mental Health (NIMH).

Ansiolitici: fanno male? Effetti collaterali delle benzodiazepine

Tuttavia solo 1 persona su 10 guarisce completamente dopo una terapia farmacologica a base di ansiolitici, proprio perché i farmaci vanno ad agire solo sui sintomi esterni, ma non sulle cause interne e sulle dinamiche psicologiche che provocano i disturbi d’ansia.

Infatti, se in un primo momento assumere ansiolitici sembra essere la soluzione più veloce ed immediata al problema, soprattutto perché risponde all’idea occidentale per la quale il dolore e la sofferenza si devono eliminare nel più breve tempo possibile e senza fatica, ben presto chi li assume per lunghi periodi si trova a dover fare i conti con il rovescio della medaglia.

A livello fisiologico gli ansiolitici fanno male perchè vanno ad agire nelle strutture sottocorticali e interferiscono con il sistema limbico dove risiedono le nostre emozioni più arcaiche e profonde, come la rabbia, la paura, l’attrazione, provocando i seguenti effetti negativi:

  • riduzione della memoria,
  • blocco dell’immaginazione,
  • appiattimento dell’affettività,
  • riduzione del desiderio sessuale,
  • disfunzioni del sistema riproduttivo (come l’impotenza).

Un altro aspetto molto negativo è il fatto che le benzodiazepine (come ad esempio alprazolam, Lorazepam, Diazepam, ecc.) provocano, più di altre sostanze psicoattive, dipendenza fisica e assuefazione, portando l’organismo a richiedere una quantità sempre maggiore del principio attivo. Lo dimostra il fatto che, per evitare vere e proprie crisi di astinenza, non è possibile sospendere bruscamente una terapia a base di ansiolitici (es. Rivotril, Tavor, Lexotan, Valium, En, Minias, ecc).

Una brusca sospensione delle benzodiazepine può infatti provocare i seguenti effetti collaterali:

  • ansia,
  • insonnia,
  • irritabilità,
  • nausea,
  • cefalea,
  • palpitazioni,
  • tremori,
  • sudorazione,
  • vomito,
  • intolleranza alle luci e ai suoni,
  • eccitazione, tristezza, delirio, allucinazioni.

Anche se gli effetti collaterali delle benzodiazepine sono classificati come lievi e indotti soprattutto da trattamenti prolungati, alcuni di questi non sono da sottovalutare e sono comunque molto dannosi per nostra salute.

Ansiolitici: effetti psicologici collaterali delle benzodiazepine

Anche dal punto di vista psicologico ed emotivo l’uso di ansiolitici a base di benzodiazepine è estremamente dannoso perché provoca i seguenti effetti nocivi:

  • Perdita della memoria: l’assunzione di benzodiazepine nell’ambito dei dosaggi utilizzati per la cura dell’insonnia e dei disturbi d’ansia può causare un deterioramento della memoria, poiché diventa carente l’acquisizione di nuove informazioni per il deficit di concentrazione e attenzione indotto dal farmaco.
    Inoltre, questi farmaci provocano un deficit nella memoria “episodica”, cioè nel ricordo degli avvenimenti recenti, delle circostanze in cui essi si sono verificati e della sequenza in cui sono accaduti.
    Al contrario non vengono danneggiate altre funzioni, come la memoria per le parole e il richiamo di ricordi nel passato remoto.
  • Effetti stimolanti paradossali: le benzodiazepine provocano, in alcuni pazienti, un eccitamento paradossale determinando un ulteriore incremento di ansia, insonnia, incubi e allucinazioni nella fase iniziale del sonno, irritabilità e comportamento iperattivo o aggressivo.
  • Anestesia emotiva: gli ansiolitici a base di benzodiazepine inibiscono la naturale capacità di provare sia sentimenti di piacere che di tristezza. È un sintomo comune lamentato da coloro che fanno uso prolungato di benzodiazepine. Probabilmente è causato dall’effetto inibitorio che hanno le benzodiazepine sui processi che si svolgono nei centri dell’emotività del cervello. Se spegniamo il dolore anziché ascoltarlo, spegniamo anche la gioia di vivere.

Ansiolitici: fanno male in gravidanza?

Gli ansiolitici sono inoltre molto dannosi durante la gravidanza perché le benzodiazepine attraversano la barriera della placenta e, se vengono assunte dalla futura madre nell’ultima parte della gravidanza, possono causare complicazioni nel neonato. bnuccia@tiscali.it che possono permanere nel bambino fino a due settimane dopo la nascita. Questo porta alla cosiddetta floppy infant syndrome con mancanza di tono muscolare, eccessiva sedazione e incapacità di succhiare. Dopo due settimane, a causa della sospensione del farmaco, si manifestano poi sintomi come iper-eccitabilità, pianto stridulo e incapacità a nutrirsi.

Anche se in base agli studi condotti sembra che gli ansiolitici somministrati in dosi terapeutiche, espongano ad un rischio modesto di malformazioni congenite, l’uso delle benzodiazepine può interferire con lo sviluppo fetale e ritardare lo sviluppo cerebrale.

C’è, inoltre, la sempre più diffusa convinzione che questi bambini possano sviluppare durante la crescita il disturbo di deficit di attenzione oltre che a disturbi di tipo autistico.

Ansiolitici: aumentano il rischio di contrarre l’Alzheimer?

Una ricerca pubblicata sul British Medical Journal, condotta da un gruppo ricercatori franco-canadesi su circa novemila persone di età superiore ai 66 anni, ha evidenziato che assumere per lungo tempo ansiolitici a base di benzodiazepine aumenterebbe il rischio di sviluppare la demenza di Alzheimer.

La ricerca sembra dimostrare che l’aumento di rischio è correlato all’assunzione regolare delle benzodiazepine per almeno 90 giorni, e il rischio aumenta ulteriormente se l’assunzione è stata più prolungata o in caso siano stati impiegati prodotti a lungo ciclo di emivita, come il Diazepam e il Flurazepam.

Entrando nel dettaglio, lo studio dimostra che il rischio di sviluppare l’Alzheimer è del 50% maggiore rispetto a persone di pari condizioni che non sono state curate con ansiolitici. Data la grande diffusione di questi psicofarmaci e la facilità con cui vengono prescritti e consumati, l’impatto a livello sociale è molto significativo.

Ansiolitici o rimedi naturali? Le alternative che non fanno male

Proprio il timore di questi effetti collaterali sta spingendo un numero crescente di persone (le stime dicono in particolare modo le donne) a scegliere cure alternative per curare i disturbi legati all’ansia. In particolare vengono prediletti rimedi naturali che agiscono sulle stesse zone del cervello degli ansiolitici, ma esercitando un effetto naturale senza creare dipendenza e intossicazione.

I principali rimedi naturali utilizzati per curare i disturbi d’ansia ad oggi sono i seguenti:

  • L’idroterapia: un insieme di pratiche volte a curare particolari disturbi attraverso l’uso dell’acqua, in particolar modo servendosi di stimoli termici, meccanici e chimici che l’acqua induce sul corpo umano.
  • Distensione immaginativa: tecnica di rilassamento strutturato, nella quale chi la apprende impara a rilassare la muscolatura corporea, inizialmente con la guida dell’operatore, successivamente in modo autonomo.
  • Aromaterapia: consiste nell’uso di oli ossenziali per sostenere la salute fisica e il benessere. Molti studi hanno dimostrato gli effetti positivi dell’aromaterapia tra le persone con sintomi dell’ansia: in particolar modo sono risultati efficaci gli oli essenziali di lavanda, di arancio e di bergamotto, limone, sandalo, salvia e camomilla.
  • Agopuntura: trattamento che deriva dalla medicina tradizionale cinese che consiste nel posizionare aghi sottilissimi in particolari punti del corpo, seguendo una mappa di meridiani all’interno dei quali scorre l’energia vitale. Per l’agopuntura gli organi incriminati nelle sindromi ansiose sono il fegato, i reni e la vescica.
  • Omeopatia: metodo curativo che si avvale di sostanze di origine naturale come erbe e piante, ma anche di minerali o derivati di origine animali diluite per attivare nell’organismo la risposta che porta alla risoluzione dei sintomi. I prodotti omeopatici vengono prediletti perché non hanno effetti collaterali e non interferiscono con altre cure farmacologiche. I principi attivi più adatti al trattamento dell’ansia sono l’Arsenicum album 15 CH (ansia e angoscia costante), Argentum nitricum 15 CH (ansia da prestazione), Ignatia 30 CH (irritabilità e sbalzi d’umore).
  • Fitoterapia: sostituzione dei farmaci chimici con equivalenti di origine naturale come prodotti a base di iperico e integratori di magnesio. Per la cura dei disturbi d’ansia sono suggeriti il biancospino che può essere assunto sotto forma di estratto idroalcolico oppure sotto forma di tisana e il Kava Kava, noto per le proprietà ansiolitiche e sedative, particolarmente indicato per i problemi di ansia con risvolti sociali.
  • Floriterapia (Fiori di Bach): metodo che fa uso di essenze di fiori selvatici e si basa sul fatto che gli squilibri emozionali possono essere armonizzati attraverso l’utilizzo di particolari tipi di fiori. I fiori di Bach più utilizzati per i disturbi d’ansia sono i seguenti: Rock Rose (ansia sociale), Cherry Plum (quando si teme di non riuscire a tenere tutto sotto controllo), Star of Bethlhem (quando l’ansia paralizza), Oak (dissolve l’ansia di chi “si fa in mille” per non deludere mai nessuno) e il potente Rescue Remed, un mix di essenze che aiuta a ritrovare la calma dopo un attacco improvviso d’ansia.

Ansiolitici o terapia psicologica?

Un modo sicuramente più consapevole per affrontare i disturbi d’ansia è quello di affidarsi alla psicoterapia.
Noi ne suggeriamo di due tipi.

La psicoterapia breve strategica

È la mia specializzazione. In anni di psicoterapia breve, mi ha sempre dato soddisfazione perché riesce ad eliminare in pochissimo tempo ansia, attacchi di panico, ossessioni e compulsioni e altri disturbi. Dipende ovviamente da quanto il paziente è collaborativo, poiché si basa su prescrizioni che vengono date da fare a casa.

La psicoterapia breve strategica nasce dalla Scuola californiana di Palo Alto, da Paul Watzlawick, ed è portata in Italia dal Dott. Giorgio Nardone, presso cui ho frequentato il quadriennio della scuola di specializzazione.

Questo tipo di psicoterapia usa il paradosso per aiutare il paziente a prendere coscienza dei meccanismi che lo inducono all’ansia e riesce a sbloccare in breve tempo i comportamenti ansiogeni attraverso strategie mirate e prescrizioni.

Da quando vivo all’estero, aiuto le persone via Skype. Questo mi permette di aiutare anche chi vive lontano, o all’estero.

La psicoterapia cognitivo comportamentale

Ecco un’altra branca della psicoterapia che risulta efficace contro ansia e panico.

Questa terapia si è mostrata particolarmente efficace per la cura delle problematiche legate all’ansia (attacchi di panico, fobie) perché non si focalizza solo sui pensieri negativi, ma anche sulle emozioni e sui comportamenti che ne conseguono. Modificare questi atteggiamenti significa rendere il paziente meno ansioso e meno soggetto agli attacchi di panico.

Quando gli psicofarmaci sono indispensabili.

Per completezza d’informazione va però ricordato che esistono particolari patologie psichiatriche che devono essere assolutamente curate con gli psicofarmaci tra cui:

  • forme psicotiche deliranti e allucinatorie, cioè quando il rapporto con la realtà è talmente compromesso che il paziente potrebbe mettere in atto comportamenti autolesivi o pericolosi per gli altri;
  • stati confusionali acuti e agitazione psicomotoria;
  • gravi forme depressive;
  • psicosi maniaco compulsiva.

Proprio per questo motivo ricordo sempre ai miei pazienti che non bisogna mai effettuare autodiagnosi, ma occorre rivolgersi sempre a professionisti qualificati.

Disintossicazione emotiva: un rimedio alternativo agli ansiolitici.

Dal mio punto di vista, in base alla mia formazione e alla mia quarantennale esperienza professionale, ritengo che i disturbi dell’ansia sono una spia, un segnale di allarme che ci indica che nel nostro corpo è in atto un profondo squilibrio tra mente e corpo, una condizione che definisco intossicazione emotiva. Quando reprimiamo le nostre emozioni per troppo tempo, quando non riusciamo più a gestirle, si crea un profondo disequilibrio dentro di noi che, se protratto nel tempo, va ad intossicare il nostro organismo.

L’alterazione emotiva è quindi l’anticamera per sviluppare una malattia: fisica, psichica o emotiva, tant’è che stati d’ansia e di stress, attacchi di panico (leggi la storia di Marco), alterazioni del ritmo di sonno e veglia, sono di fatto originati provocati da uno stato emotivo alterato.

Da questo punto di vista appare evidente che è inutile curare l’ansia assumendo ansiolitici oppure decidere di fare qualsiasi cosa per stare bene (mangiare sano, dormire il giusto, fare sport, andare in terapia, fare meditazione) se prima non ci sottoponiamo ad un lavaggio emotivo ed eliminiamo i nostri blocchi emozionali.

Liberarsi dall’ansia attraverso il Riequilibrio emozionale e non con gli psicofarmaci.

Il Riequilibrio emozionale è il metodo di guarigione che ho ideato insieme a Laura Rosen, consulente filosofico a indirizzo bioenergetico, e che aiuta le persone a risolvere stati di ansia, stress e attacchi di panico.

Da oltre quarant’anni conduco questi seminari nei quali io e Laura Rosen insegniamo a sfruttare al meglio il potere delle emozioni.

Il percorso di Riequilibrio emozionale è particolarmente indicato per le persone che:

  • soffrono di disturbi d’ansia, stress, attacchi di panico
  • Non hanno la padronanza delle proprie emozioni.
  • Reprimono le emozioni oppure non riescono a gestirle
  • Soffrono di disturbi o disagi psicosomatici
  • Hanno vissuto un trauma, o un dolore molto intenso.
  • Sono infelici o insoddisfatte.

Il Riequilibrio Emozionale è un potente strumento che, unendo psicologia, medicina bioenergetica e tradizioni olistiche, permette di superare i blocchi emotivi che ci paralizzano e riacquistare la salute e la gioia di vivere. Agendo sulle cause profonde che provocano un disequilibrio emotivo è la soluzione definitiva per liberarsi dai disturbi d’ansia senza dover ricorrere all’uso di dannosi ansiolitici e di benzodiazepine che riducono la nostra consapevolezza e vanno a danneggiare la sede delle nostre emozioni.

Chi ha partecipato ai nostri seminari ha riscontrato immediati benefici che non spariscono una settimana dopo l’evento, ma durano nel tempo grazie agli esercizi di mantenimento che si vengono insegnati.

Imparando a guardarci dentro, ad ascoltare e dare libera espressione alle nostre emozioni, sarà possibile ritrovare il benessere che non dipende da una pillola, ma dal nostro equilibrio!

Ansiolitici: qual è la tua opinione?

Cara amica, caro amico, tu cosa ne pensi?

Mi farebbe molto piacere se lasciassi un tuo commento in questa pagina, riportando il tuo punto di vista, le tue esperienze o richiedendomi un chiarimento su quanto hai letto.

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Se vuoi scaricare il primo video gratuito di Riequilibrio emozionale clicca qui.

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Ti ringrazio della fiducia, a presto.

Un caro saluto,

Dr. Succi

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